Giuseppina Lauria

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Terapia cognitivo-comportamentale: comprendere ciò che vivi per costruire un cambiamento

2026-08-29 13:10

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Terapia cognitivo-comportamentale: comprendere ciò che vivi per costruire un cambiamento

Non si tratta di eliminare i pensieri difficili o smettere di provare emozioni spiacevoli. La CBT aiuta a comprendere il proprio funzionamento e a sperimentare

Quando si pensa alla psicoterapia, è comune immaginare semplicemente uno spazio in cui parlare delle proprie difficoltà. Parlare può essere importante, ma una psicoterapia non si limita a questo.

La terapia cognitivo-comportamentale, spesso indicata con l’acronimo CBT, parte da un’idea semplice: il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade influenza quello che proviamo e il modo in cui ci comportiamo. E, allo stesso tempo, le nostre emozioni e i nostri comportamenti possono rafforzare nel tempo alcuni modi di pensare.

Comprendere questi meccanismi permette di iniziare a interrompere quei circoli che mantengono la sofferenza e di sperimentare modalità nuove e più funzionali di affrontare ciò che accade.

Che cos’è la terapia cognitivo-comportamentale?

La terapia cognitivo-comportamentale è un approccio psicoterapeutico basato sulla ricerca scientifica, sviluppato a partire dagli studi sui processi cognitivi, emotivi e comportamentali coinvolti nelle diverse forme di sofferenza psicologica.

Il termine “cognitivo-comportamentale” racchiude due dimensioni strettamente collegate.

Da una parte ci sono i pensieri, le interpretazioni e le convinzioni attraverso cui diamo significato alle esperienze.

Dall’altra ci sono i comportamenti, cioè ciò che facciamo, evitiamo o impariamo a fare in risposta alle situazioni.

Tra queste dimensioni esiste una relazione continua.

Una situazione può attivare un pensiero o un’interpretazione, che può generare determinate emozioni e portare a mettere in atto alcuni comportamenti. Quel comportamento, a sua volta, può influenzare ciò che penseremo e proveremo nelle situazioni successive.

Non significa che “basta pensare positivo”.

Significa piuttosto imparare a comprendere come funziona il proprio modo di reagire e quali meccanismi, nel tempo, possono contribuire a mantenere una difficoltà.

Non sono i pensieri in sé il problema

Tutti abbiamo pensieri negativi, preoccupazioni, dubbi e interpretazioni che possono essere poco utili.

La psicoterapia non ha l’obiettivo di eliminare i pensieri spiacevoli o di sostituirli con pensieri sempre positivi.

L’obiettivo è sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio funzionamento e imparare a riconoscere quando un certo modo di interpretare una situazione è diventato rigido, poco realistico o non più funzionale.

Per esempio, pensare:

“Se sbaglio, significa che non sono abbastanza competente”

non è semplicemente un pensiero “negativo”. Potrebbe essere parte di un sistema più ampio di aspettative, autocritica, paura del giudizio e comportamenti di evitamento o controllo.

Lavorare in terapia significa allora comprendere che cosa c’è dietro quel pensiero, in quali situazioni compare, come influenza le emozioni e quali comportamenti induce.

Il ruolo dei comportamenti

Nella CBT i comportamenti hanno un ruolo centrale.

A volte facciamo qualcosa perché ci aiuta realmente. Altre volte facciamo qualcosa perché, nell’immediato, ci permette di stare meglio, ma nel lungo periodo mantiene il problema.

Pensiamo, per esempio, all’evitamento.

Se una situazione ci provoca ansia, evitarla può farci sentire meglio nell’immediato. Il cervello, però, può imparare che quella situazione era davvero pericolosa e che l’unico modo per stare bene è evitarla.

Così, la volta successiva, l’ansia può diventare ancora più intensa.

Questo può accadere con situazioni sociali, mezzi di trasporto, luoghi affollati, attività lavorative, sensazioni corporee o molte altre esperienze.

La terapia può aiutare a interrompere gradualmente questo circolo, attraverso esperienze costruite e concordate insieme, rispettando i tempi della persona.

Una terapia collaborativa e personalizzata

Uno degli aspetti che considero più importanti della CBT è la sua natura collaborativa.

Terapeuta e paziente lavorano insieme per comprendere il problema, individuare gli obiettivi e verificare nel tempo ciò che sta funzionando.

Non esiste un protocollo identico per ogni persona.

Anche quando due persone arrivano in terapia con una difficoltà simile, possono esserci differenze profonde nella loro storia, nei loro pensieri, nelle loro risorse, nelle relazioni e nei meccanismi che mantengono la sofferenza.

Per questo il percorso viene costruito sulla persona.

La terapia diventa così uno spazio per comprendere, sperimentare e costruire nuove possibilità.

La psicoterapia non finisce fuori dalla stanza

Un’altra caratteristica della CBT è l’attenzione alla possibilità di portare ciò che si apprende nella vita quotidiana.

Questo non significa necessariamente avere una serie infinita di “compiti a casa”.

Significa osservare ciò che accade tra una seduta e l’altra, sperimentare comportamenti diversi, prestare attenzione ai propri automatismi e utilizzare gli strumenti discussi in terapia nelle situazioni reali.

Il cambiamento, infatti, non avviene soltanto mentre si parla con il terapeuta.

Avviene anche quando una persona comincia a fare esperienza di qualcosa di diverso.

Dalla comprensione al cambiamento

Comprendere i propri meccanismi è spesso il primo passo.

Ma comprendere non significa automaticamente cambiare.

Per questo il percorso terapeutico può includere diverse strategie: lavoro sui pensieri e sulle convinzioni, esperimenti comportamentali, esposizione, tecniche di regolazione emotiva, problem solving e strumenti di consapevolezza.

A seconda della persona e della difficoltà, il percorso può inoltre integrare altri approcci e strumenti supportati dalla ricerca, come EMDR, mindfulness, ACT, biofeedback o realtà virtuale.

La tecnica, però, viene dopo la comprensione del problema.

Non è la persona a doversi adattare alla tecnica: è il trattamento a essere scelto e adattato in funzione dei suoi bisogni.

CBT significa imparare a conoscersi in modo diverso

Uno degli obiettivi più profondi della terapia cognitivo-comportamentale non è semplicemente “far sparire un sintomo”.

È sviluppare una maggiore capacità di riconoscere ciò che accade dentro e intorno a noi, comprendere i propri schemi di funzionamento e avere a disposizione modalità più flessibili per affrontare le difficoltà.

In questo senso, la terapia può diventare un percorso per passare da una reazione automatica a una risposta più consapevole.

Non possiamo sempre scegliere ciò che accade.

Possiamo però imparare, gradualmente, a scegliere come rapportarci a ciò che accade.

Una psicoterapia basata sulla persona

Nel mio lavoro utilizzo la terapia cognitivo-comportamentale come base del percorso psicoterapeutico, integrandola, quando indicato, con altri approcci e strumenti.

Credo in una psicoterapia fondata sulle evidenze scientifiche, ma anche nella necessità di mantenere uno sguardo aperto sulla persona, sulla sua storia e sul contesto in cui vive.

Perché conoscere una tecnica è importante.

Sapere quando, come e per chi utilizzarla lo è ancora di più.


 

3457807914

lauria.giuseppina@mail.com

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