Giuseppina Lauria

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Realtà virtuale e psicoterapia: quando la tecnologia diventa uno strumento per cambiare

2026-08-29 13:28

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Realtà virtuale e psicoterapia: quando la tecnologia diventa uno strumento per cambiare

La realtà virtuale può trasformare alcune situazioni difficili in esperienze terapeutiche graduali e controllate, aiutando la persona ad affrontare paure e ansi

La realtà virtuale viene spesso associata ai videogiochi e all’intrattenimento.

Negli ultimi anni, però, questa tecnologia ha trovato applicazioni anche in ambito psicologico e psicoterapeutico.

Grazie a un visore è possibile immergersi in ambienti virtuali tridimensionali e interagire con situazioni simulate, mantenendo allo stesso tempo la possibilità di lavorare insieme al terapeuta su ciò che accade.

In psicoterapia, la realtà virtuale può diventare uno strumento per fare esperienza, non semplicemente per parlare di ciò che ci fa paura.

Che cos’è la realtà virtuale in psicoterapia?

La realtà virtuale permette di creare ambienti digitali controllati e immersivi nei quali la persona può sperimentare determinate situazioni.

In ambito psicoterapeutico viene utilizzata soprattutto all’interno di percorsi di esposizione, in particolare quando alcune situazioni provocano ansia o paura.

Per esempio, può essere possibile lavorare gradualmente con situazioni come:

  • parlare davanti ad altre persone;
  • trovarsi in luoghi affollati;
  • utilizzare un ascensore;
  • viaggiare in aereo;
  • trovarsi in determinati spazi o situazioni sociali.

La persona non viene semplicemente “messa davanti alla paura”.

L’esperienza viene costruita in modo graduale e condiviso, rispettando gli obiettivi e i tempi del percorso.

Perché utilizzare la realtà virtuale?

Nella terapia dell’ansia e delle fobie, l’esposizione può essere uno strumento importante.

Il problema è che alcune situazioni non sono sempre facilmente riproducibili nella vita reale.

Non possiamo, per esempio, ricreare un aeroporto nello studio, organizzare ogni volta un viaggio in aereo o trovare una situazione sociale identica a quella che genera difficoltà.

La realtà virtuale permette invece di creare un contesto controllato nel quale avvicinarsi progressivamente alla situazione temuta.

Questo può rendere l’esposizione più accessibile, flessibile e personalizzabile.

La paura si riduce semplicemente affrontandola?

Non necessariamente.

L’obiettivo dell’esposizione non è dimostrare alla persona che “non succederà mai nulla di negativo”.

È piuttosto creare nuove esperienze che permettano di modificare progressivamente il rapporto con la situazione temuta.

Durante l’esposizione si possono osservare pensieri, emozioni, sensazioni corporee e comportamenti di evitamento o controllo.

La persona può così sperimentare che è possibile rimanere nella situazione anche quando l’ansia è presente, senza dover necessariamente fuggire, evitare o mettere in atto comportamenti di sicurezza.

Il cambiamento nasce dall’esperienza, non soltanto dalla spiegazione.

Un ambiente controllato, ma un’esperienza reale

Una delle caratteristiche più interessanti della realtà virtuale è il contrasto tra ambiente virtuale ed esperienza emotiva reale.

Il cervello sa che ciò che sta vedendo non è realmente presente, ma il corpo può comunque reagire alla situazione simulata.

Possiamo sentire tensione, agitazione, paura o imbarazzo.

Ed è proprio questo che rende possibile lavorare terapeuticamente sull’esperienza.

La realtà virtuale non sostituisce la realtà.

La prepara, quando farlo può essere utile.

La tecnologia non sostituisce il terapeuta

Il visore non fa terapia.

Può essere uno strumento all’interno di un percorso psicoterapeutico, ma è il terapeuta a valutare quando utilizzarlo, con quale obiettivo e in quale momento del trattamento.

Prima di proporre un’esposizione è necessario comprendere la difficoltà, valutare i meccanismi che la mantengono e definire insieme un percorso adeguato.

La tecnologia diventa quindi parte di un intervento più ampio.

Non è la protagonista.

È uno strumento al servizio della terapia.

Quando può essere utile?

La realtà virtuale può essere particolarmente interessante nel lavoro sulle difficoltà legate all’ansia e alla paura, soprattutto quando è necessario avvicinarsi gradualmente a situazioni difficili da riprodurre nella vita quotidiana.

Può essere utilizzata, ad esempio, all’interno di percorsi rivolti a specifiche fobie, ansia sociale o altre situazioni in cui l’esposizione rappresenta un elemento appropriato del trattamento.

La sua utilità viene comunque valutata individualmente.

Non tutte le persone hanno bisogno della realtà virtuale e non tutte le difficoltà richiedono questo tipo di strumento.

Dalla simulazione alla vita reale

Il vero obiettivo non è riuscire a stare bene dentro il visore.

È riuscire a portare ciò che si è imparato fuori dal visore.

L’esperienza virtuale rappresenta uno spazio intermedio nel quale poter sperimentare, osservare le proprie reazioni e sviluppare nuove modalità di risposta.

Progressivamente, queste nuove esperienze possono essere trasferite alle situazioni della vita quotidiana.

È lì che il cambiamento diventa significativo.

Tecnologia e psicologia digitale

Utilizzare la realtà virtuale significa anche riconoscere che la tecnologia fa ormai parte del nostro modo di vivere e di relazionarci con il mondo.

La psicologia digitale non consiste però nell’utilizzare tecnologia a tutti i costi.

Significa comprendere quando uno strumento digitale può realmente aggiungere valore al percorso psicologico.

La realtà virtuale è un esempio di questa prospettiva: una tecnologia che, quando indicata, può rendere possibile un’esperienza terapeutica altrimenti difficile da costruire.

Nel mio lavoro

Integro la realtà virtuale all’interno della psicoterapia quando può essere clinicamente utile, in particolare nei percorsi nei quali l’esposizione rappresenta uno strumento appropriato.

L’utilizzo della tecnologia viene sempre preceduto da una valutazione del funzionamento della persona e inserito all’interno di un percorso personalizzato.

Perché innovare in psicoterapia non significa usare la tecnologia più nuova.

Significa trovare nuovi modi per aiutare le persone a fare esperienza del cambiamento.


 

3457807914

lauria.giuseppina@mail.com

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